Forza e orgoglio di una donna

Le sfide a Sandra De Giusti non fanno paura. Non ha avuto alcun indugio nell’intraprendere la strada che oggi le consente di lavorare accanto ai figli e di condividere la loro grande passione. La coltura della vite e la produzione di grandi vini. Una passione che si tramanda da generazioni e che ancor oggi accompagna e scandisce il lavoro nei vigneti di una famiglia dalle antiche origini contadine. Le terre sono quelle appartenute alle più antiche famiglie comitali presenti nel territorio e rese produttive e ancor più fertili e generose dalle braccia dei suoi mezzadri. Oggi di queste terre ricamate da infinite distese di vigneti autoctoni sulla sinistra del Piave in provincia di Treviso, si fa custode Sandra affiancata dai suoi figli.

Sostenuta da un’inarrestabile intraprendenza e dalle esplosive capacità creative, sviluppate e messe a frutto negli anni alla guida del suo laboratorio sartoriale, si è prefissata importanti obiettivi. È per questo che Sandra, donna di una volta, non perde mai di vista ogni singola parte del processo produttivo dei suoi vini. Coordina la raccolta delle uve con 35 conferitori, segue la vinificazione supportata da un enologo, supervisiona le fasi di affinamento del prodotto,  il suo imbottigliamento fino al confezionamento. È lei a studiare quale veste e personalità dare alla bottiglia e ad esplorare le vie e le opportunità per far conoscere anche all’estero l’effervescenza delle sue creazioni e la valorizzazione delle più autentiche storie di queste antiche terre.

Una fortezza al di là del Piave, crocevia di importanti vie Romane

Rai sorge nella verde e generosa campagna che si estende da Conegliano ad Oderzo, nella provincia di Treviso, non distante dalla sponda sinistra del Piave. Ricoperte da distese di antichi vigneti e puntellate da alberi secolari di imponente bellezza, le terre di Rai custodiscono tesori e tracce del tempo e dell’uomo, testimonianze preziose e suggestive di una cultura millenaria. I resti della torre di Rai svettano solitari su una piccola motta artificiale, immersi tra alberi centenari e circondati da campi coltivati, in una cornice magica e sacrale. Edificata su fondazioni romaniche probabilmente nel X secolo, la torre faceva parte di un più vasto ed articolato sistema fortilizio di cui potrebbe aver costituito il nucleo più prestigioso, insieme mastio e dimora signorile. Il castello di Rai fu possedimento dei Patriarchi di Aquileia, degli Ezzelini e dei Caminesi per finire dal 1358 ai Collalto. Nel 1412 cedette all’assedio degli Ungheri guidati da Pippo Spano. Ridotto ad un cumulo di macerie, il castello venne parzialmente riedificato nell’anno 1500 da Rambaldo XI, Conte di Collalto.

Nel corso dell’ultimo secolo la torre-fortezza ha subito le maggiori devastazioni: nel 1918 fu fatta esplodere dagli austriaci in ritirata e nel 1925 venne ulteriormente danneggiata dal violento uragano e da un fulmine abbattutosi contro di essa.
A pochi metri si ergono la Chiesa del Carmine e l’annessa casa Convento, sorta sull’area dell’antico monastero dell’Annunziata fatto costruire verso la metà del XVI secolo da Rambaldo XII e da questi donato insieme alla Chiesa ai Padri Carmelitani nel 1567.  La chiesetta del Carmine si è conservata in buono stato, pur subendo diverse inondazioni nel corso dei secoli: una singolare incisione presente sul portale testimonia come nel 1567 l’acqua del fiume Piave, da sempre grande protagonista nella vita delle nostre terre, avesse toccato i 150 cm.
Dell’antico monastero esiste ancora una parte del cortile interno, dal quale si possono ammirare qualche pittura murale ed una meridiana. Dal cortile spicca il campanile, alle origini torre di vedetta e probabilmente parte anch’esso dell’antico Castello feudale di Rai.